La guerra in Iran interrompe la catena di approvvigionamento alimentare globale

0
13

Il conflitto in corso in Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, una via d’acqua fondamentale per il commercio globale, con conseguenze immediate e gravi per i mercati alimentari ed energetici in tutto il mondo. Per la prima volta nella storia, lo stretto è chiuso alla navigazione commerciale e gli attacchi alle navi hanno bloccato centinaia di petroliere. La guerra ha già causato la morte di oltre 1.800 persone, tra cui importanti leader iraniani.

Crisi energetica e dei fertilizzanti

Lo Stretto di Hormuz gestisce circa il 20% del petrolio e del gas mondiale e la sua chiusura ha causato un’impennata dei prezzi, minacciando una crisi energetica. Oltre all’energia, la regione è un importante produttore di fertilizzanti a base di azoto e zolfo, essenziali per l’agricoltura moderna. Quasi un terzo del commercio globale di fertilizzanti azotati e quasi la metà delle esportazioni di zolfo passano attraverso questo corridoio. Questa interruzione avrà un grave impatto sulla produzione agricola, in particolare mentre l’emisfero settentrionale entra nella stagione critica della semina primaverile.

La sicurezza alimentare globale è a rischio

L’interruzione si estende oltre i fertilizzanti. Anche le esportazioni di olio di palma dal Sud-Est asiatico e le spedizioni di grano verso il Medio Oriente sono in fase di stallo. Ginni Braich, scienziata dei dati presso l’Università del Colorado Boulder, osserva che lo stretto è un anello vitale nella catena alimentare globale, e anche le minori interruzioni possono avere “enormi scosse di assestamento”. Circa 4 miliardi di persone dipendono da cibo coltivato con fertilizzanti sintetici azotati, il che significa che metà della popolazione mondiale dipende da questa catena di approvvigionamento.

Il costo della dipendenza

La mancanza di riserve strategiche per i fertilizzanti azotati rende la situazione particolarmente disastrosa. Sebbene gli Stati Uniti producano alcuni fertilizzanti a livello nazionale, non possono sostituire rapidamente i milioni di tonnellate tipicamente provenienti dal Medio Oriente. I paesi fortemente dipendenti dalle importazioni, come l’India, saranno colpiti in modo sproporzionato, così come la Cina, l’Indonesia, il Marocco e diverse nazioni africane. I consumatori ne risentiranno l’impatto attraverso l’aumento dei prezzi, che potrebbe portare a una riduzione dei rendimenti o all’abbandono delle colture ad alta intensità di input.

Vulnerabilità a lungo termine

La crisi mette a nudo la fragilità di una catena di approvvigionamento centralizzata e dipendente dai combustibili fossili. La produzione di fertilizzanti sintetici contribuisce di per sé in modo significativo alle emissioni di gas serra (oltre il 2% del totale globale). Decentralizzare la produzione, attraverso il riciclo dell’azoto dai rifiuti o l’alimentazione degli impianti con energia rinnovabile, potrebbe mitigare questa vulnerabilità, ma avrebbe un costo. Uno spostamento verso la produzione interna potrebbe creare un “divario verde”, con le nazioni più ricche in grado di permettersi il premio mentre i paesi più poveri faticano.

L’impatto umanitario

L’interruzione coincide con la riduzione degli aiuti alimentari internazionali, poiché l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) è stata sciolta l’anno scorso e il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite deve far fronte a donazioni storicamente basse. Cary Fowler, presidente del Food Security Leadership Council, sottolinea il legame diretto tra il conflitto e l’insicurezza alimentare nelle regioni vulnerabili, avvertendo che l’inazione potrebbe portare a una carestia diffusa.

La situazione resta instabile, con il presidente americano che oscilla tra minacce di escalation e promesse di intervento. Mentre si discute della sicurezza energetica, l’impatto sulle forniture alimentari sembra essere un aspetto secondario. La chiusura dello Stretto di Hormuz sottolinea una dura realtà: la sicurezza alimentare globale dipende precariamente da un unico e vulnerabile punto di strozzatura.